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Re della rete
TIM FLANNERY

PAUL HILLYARD, The Private Life Of Spiders, Princeton, Princeton University Press, pp. 160, $29,95

DAVID ATTENBOROUGH, Life in Cold Blood, Londra, BBC Books, pp. 288, £19,99

Per alcuni lettori i libri recensiti in questo articolo possono essere fonte di ansia e disagio. L'aracnofobia, spiega Paul Hillyard in The Private Life of Spiders, «è la più diffusa tra le fobie scatenate dagli animali». Questo intenso timore dei ragni può colpire chiunque diventando davvero estremo. Una persona affetta da questa fobia dichiarò, a esempio, di «non riuscire neppure a scrivere la parola ragno», o di essere incapace di «entrare in una qualsiasi stanza prima che qualcuno abbia controllato attentamente se è priva di ragni». I serpenti possono scatenare reazioni analoghe e sono proprio le vivaci descrizioni di questi animali senza zampe e di quelli con otto zampe, insieme alle centinaia di splendide fotografie a colori contenute nei libri qui recensiti, che potrebbero destare qualche preoccupazione in alcuni lettori. Tuttavia spero che anche queste persone riescano a controllare le proprie paure irrazionali, perché, a causa di questi timori, verrebbero private del piacere di ammirare alcuni dei più straordinari gioielli viventi in natura.

Prima di andare in pensione, Paul Hillyard ha lavorato come curatore per la sezione di entomologia del Natural History Museum di Londra occupandosi degli aracnidi. Ho conosciuto pochi esperti di ragni nella mia vita e devo ammettere che qualche volta possono essere seccanti. Per oltre quindici anni sono stato il curatore della sezione mammiferi dell'Australian Museum di Sydney e il mio ufficio si trovava tra quello del più famoso esperto di serpenti della nazione e quello del curatore degli aracnidi del museo. Nei musei qualche volta avvengono strani incidenti. A esempio, mi è capitato di essere seduto alla mia scrivania mentre, senza che lo sapessi, un serpente vivo strisciava dentro i miei archivi. Tuttavia erano le abitudini piuttosto eccentriche del curatore degli aracnidi a infastidirmi di più. Non credo di avere una paura particolarmente spiccata nei confronti dei ragni, ma di tanto in tanto, quando schizzavo fuori dal mio ufficio per una commissione urgente, mi accadeva di

scontrarmi con il curatore in questione che, ogni volta, aveva le mani piene di ragni potenzialmente mortali come Atrax robustus. Devo ammettere che in questi casi mi sentivo davvero a disagio.

Il mio collega era un simpatico uomo barbuto, molto preparato e dai modi gentili, ma evitavo di andarlo a trovare in ufficio dove ogni angolo era stipato di terrari con ragni vivi ed eri costretto a spostarti in un passaggio cosí ridotto da sentirti in una sorta di tana piena di mostruosità giganti dalle zampe pelose. Peggio ancora, il curatore degli aracnidi era cosí entusiasta del proprio lavoro che, invariabilmente, finiva per pescare da uno dei suoi terrari l'ultima sua acquisizione sventolandomela davanti.

 

Paul Hillyard è un vero appassionato di ragni e nel suo libro ci informa allegramente del fatto che non si può sfuggire al suo oggetto di studio, perché il nostro mondo brulica di ragni, di cui si conoscono 38.000 specie e forse altrettante sono ancora in attesa di ricevere una descrizione formale. I curatori dei musei esperti di aracnidi non devono insomma sforzarsi molto per trovare ciò che li interessa, dato che i ragni sono diffusi ovunque. Negli anni Trenta del Novecento l'aracnologo W.S. Bristowe calcolò che ogni mezzo ettaro di prato fiorito nell'Inghilterra sudorientale doveva ospitare oltre due milioni di ragni e che l'insieme dei ragni della Gran Bretagna mangiava annualmente una quantità complessiva di insetti il cui peso era superiore a quello dell'intera popolazione del paese. Oggi la popolazione è aumentata notevolmente e l'uso degli insetticidi ha senz'altro modificato queste cifre impressionanti, ma il concetto fondamentale è tuttora valido e i ragni si possono ancora trovare ovunque. The Private Life of Spiders è una passeggiata nel mondo di questi animali, in gran parte nascosto e sconosciuto, in cui vengono descritti i più spettacolari, insoliti e interessanti tra i numerosissimi cacciatori a otto zampe.

Dopo una breve panoramica sull'evoluzione e la biologia dei ragni, Hillyard si dedica al soggetto centrale del libro, un'impetuosa rassegna della diversità dei ragni, a partire dalle specie con abitudini e anatomia più semplici fino a culminare con quei modelli di evoluzione degli aracnidi rappresentati dagli eleganti ragni tessitori araneidi (Araneidae). Le didascalie di alcune delle più notevoli fotografie danno un'idea di quello che il lettore deve aspettarsi: «Ragno granchio giallo con una preda più grande di lui»; «Ragno lupo (Lycosidae) con mascelle color arancio»; «Salticide Phidippus regius, ragno straordinariamente peloso».

Nel libro vengono anche descritte numerose specie di ragni con abitudini notturne. Tra le specie europee gli attinopodidi (Actinpodidae), caratterizzati da un «corpo grigio e peloso», sono quelli che più facilmente l'uomo può incontrare perché si spostano di notte sui muri delle case e sono comuni in modo quasi allarmante. Gli aracnofobi possono certamente astenersi da ricerche notturne sui muri, ma anche una rinfrescante immersione in uno stagno può rivelarsi, in Europa, non priva di inquietanti incontri, dato che i ragni acquatici cibeidi (Cybaeidae), con mascelle mostruosamente grandi capaci di afferrare piccoli pesci, vi sguazzano molto spesso. Perfino una passeggiata su una spiaggia può essere non del tutto tranquilla perché, come Hillyard ci annuncia quasi con gioia, è possibile trovare ragni semimarini che si nascondono nelle pozze d'acqua tra le rocce.

Le ragnatele sono decisamente troppo fragili per conservarsi come fossili, perciò gli aracnologi studiano le diverse specie viventi di ragni per ricostruire l'evoluzione di questi animali. Come è facile prevedere, i ragni viventi più primitivi (i membri della famiglia Liphistiidae diffusa nell'Asia sudorientale) realizzano una tela relativamente semplice costituita da un tubo di seta provvisto di numerosi fili tesi intorno all'entrata. Coleotteri e altri insetti inciampano nei fili tesi allertando il predatore in attensa del pasto potenziale.

Da questo tipo di struttura è derivata la complicata e polverosa ragnatela dei ragni folcidi (Pholcidae) dalle lunghissime zampe. Quasi tutte le persone che possiedono una cantina umida o semplicemente una stanza con qualche angolo difficile da raggiungere avranno familiarità con le tele di questi ragni. Nelle zone appartate delle case infatti possono stabilirsi intere comunità di folcidi. Imbattersi in uno di questi intrichi di ragnatele può essere un'esperienza sconcertante dal momento che i folcidi, quando sono disturbati, comunicano con i compagni oscillando vigorosamente e inviando vibrazioni di avvertimento lungo tutti i fili delle varie ragnatele collegate. Hillyard inserisce tra i miti metropolitani l'idea che queste minuscole creature siano tra i ragni più velenosi. Il veleno è, a dire il vero, molto potente, tuttavia non esistono casi registrati di morsi inflitti a un uomo (i cheliceri, cioè le "zanne", dei folcidi sono infatti troppo fini per bucare la nostra pelle) e dunque l'indole mordace di questi ragni rimane ancora da dimostrare.

A partire da questo inizio non molto brillante dal punto di vista estetico si arriva poi ai linifiidi (Linyphiidae) con ragnatele irregolari stratificate e infine alle classiche tele geometriche circolari degli araneidi che, decorate con gocce di rugiada, contribuiscono in larga misura al fascino di una mattina autunnale. Le ragnatele geometriche possono essere accessoriate con speciali strutture di seta

assai visibili note come stabilimenta, la cui funzione è tuttora dibattuta. Secondo alcuni autori, questi fili permettono agli uccelli di vedere e quindi evitare le ragnatele, altri studiosi ritengono che, riflettendo la radiazione ultravioletta, questa seta possa contribuire ad attirare gli insetti. Le ragnatele sembrano esistere in forme infinitamente diverse. Alcuni ragni costruiscono tele geometriche con la parte superiore allungata e simile a una scala di corda lunga fino a 120 centimetri. Queste strutture risultano assai più efficaci rispetto alla classica tela circolare per catturare le falene. Le farfalle hanno ali coperte da scaglie leggere che si staccano facilmente e permettono all'insetto di non rimanere invischiato nella ragnatela. Quando però le falene cercano di liberarsi dai fili della rete-scala, perdono gran parte delle scaglie e sono quindi destinate a soccombere.

Altre ragnatele sono ridotte a un semplice filo a cui vengono aggiunte palline di seta collosa unite da un filo attorcigliato e simili a bolas. I ragni australiani del genere Arkys cacciano facendo a meno delle ragnatele. Sembra infatti che attirino i maschi delle falene mediante feromoni (sostanze chimiche profumate secrete nell'ambiente) simili a quelli prodotti dalle femmine di falena; i maschi cosí abbindolati vengono poi bloccati dal ragno con le zampe armate di spine. Forse però le ragnatele più notevoli sono quelle realizzate con fili di seta finissima dai ragni cribellati. Questi fili non sono vischiosi ma intrappolano le zampe degli insetti agendo come una sorta di velcro naturale.

 

La sessualità dei ragni non è, come è noto, molto ben vista: quasi tutti infatti hanno sentito parlare della femmina della vedova nera che, dopo l'accoppiamento, divora il maschio. Ma chi direbbe che anche «sottomissione, stupro, cinture di castità, castrazione e suicidio» rientrano nella vita sessuale di questi animali? Hillyard fornisce esempi dettagliati di ognuna di queste abitudini e, tra le altre, risulta particolarmente avvincente la sua descrizione della sottomissione sessuale tra ragni: «Il maschio dei tomisidi o "ragni granchio" europei … si accosta un po' esitante ma, quando è abbastanza vicino a una femmina, la afferra per una delle zampe. All'inizio la femmina si divincola, in seguito, si calma mentre il maschio, salitole sopra, la blocca al suolo con alcuni fili di seta. Il maschio quindi solleva l'addome della femmina, vi si infila sotto e vi inserisce i pedipalpi [organi che usa per trasportare la spermateca]. In questo caso il legare la femmina a terra appare un comportamento del tutto rituale dato che per la femmina non è difficile liberarsi dai fili e allontanarsi: forse però questo comportamento serve a calmare la femmina».

Ancora più toccante è l'abitudine di alcune femmine di sacrificare la propria vita per i piccoli. Il ragno tomiside australiano del genere Diaea depone un solo bozzolo pieno di uova (molti ragni depongono più bozzoli), che poi protegge amorevolmente. Quando i piccoli nascono la madre li nutre con gli insetti che cattura appositamente finché l'arrivo dell'inverno interrompe la facile cattura delle prede. Incapace a questo punto di nutrire i propri piccoli, la femmina offre loro un'ultima preda: se stessa.

Anche chi è affetto da una modesta aracnofobia potrebbe essere portato a saltare il capitolo del libro di Hillyard: "Tarantulas and Trapdoor Spiders". Per introdurre l'argomento l'autore scrive: «Chiamati tarantole nelle Americhe, ragni divoratori di uccelli, migale o Vogelspinnen in Europa, "ragni babbuino" in Africa, "ragni tigre" nell'Asia sudorientale, mata-caballos ("killer di cavalli") o araños peludas ("ragni pelosi") nell'America Latina, si tratta dei più grandi e robusti membri della famiglia Theraphosidae. Questi ragni hanno forti cheliceri puntati in avanti e rivaleggiano per le cospicue dimensioni con i più grandi invertebrati di terraferma».

I terafosidi sono i ragni dei nostri incubi e vengono esemplificati da grandi e straordinarie fotografie che arricchiscono le pagine del libro di Hillyard.

Fino a poco tempo fa il record per le dimensioni maggiori spettava alla tarantola Theraphosa blondi. Successivamente qualcuno ha scoperto un ragno ancora più grande nelle remote foreste pluviali del Perù sudorientale. Il corpo di questo esemplare era lungo quasi dieci centimetri mentre l'apertura delle zampe era di circa venticinque centimetri. Le persone con più familiarità nei confronti di questi animali quasi mitici affermano che in una sola tana possono vivere fino a cinquanta esemplari che cooperano per cacciare. La descrizione tecnica data da Hillyard di questa nuova scoperta ancora senza nome (sebbene abbia ricevuto il nomignolo araños pollo, cioè "ragno pollo") ha qualcosa che ricorda un brutto incubo. Posso immaginare l'aracnologo intento a studiare queste creature mentre si inoltra in un ambiente scosceso facendosi strada in un groviglio senza fine di radici e liane che si infittisce inoltrandosi sempre di più nell'habitat del ragno. Poi, in un silenzio improvviso, lo studioso percepisce il tamburellare di innumerevoli zampe pelose sulle foglie secche che accompagna l'uscita della colonia dal suo rifugio. Il modo in cui i ragni «cooperano nella cattura di prede più grandi» è forse meglio lasciarlo all'immaginazione.

 

La famiglia Theraphosidae comprende anche il famoso Atrax robustus, uno degli animali più peri

colosi del mondo, la cui distribuzione è incentrata intorno alla città di Sydney in Australia, una delle metropoli più popolose. Finora la popolazione umana sembra aver avuto uno scarso effetto sul numero di questi ragni, dato che abbondano nei giardini tra i sassi, nei luoghi bui e umidi, perfino nel centro della città. Questo animale bellicoso è ancora più pericoloso durante la stagione degli amori, quando i maschi abbandonano la loro tana e vagano in cerca di una femmina. In queste occasioni i ragni possono entrare nelle case, dove amano rifugiarsi in ambienti umidi e bui, come un asciugamano abbandonato sul pavimento del bagno o i vestiti buttati per terra dai bambini.

I cheliceri di Atrax robustus sono abbastanza potenti da perforare il cranio di un piccolo mammifero o l'unghia del dito di un uomo. Se si sentono in pericolo, mordono ripetutamente e in profondità riempiendo le ferite con gocce di un veleno molto acido. Percependo immediatamente un dolore lancinante, la vittima incomincia a sudare e a sbavare colpita da convulsioni. Seguono cecità, nausea e paralisi e, se un uomo adulto può impiegare circa 30 ore a morire tra sofferenze atroci, i bambini che vengono morsi non resistono più di un'ora. Per fortuna è stato scoperto un antidoto e i casi di morte sono oggi molto più rari che in passato.

È giusto però ricordare un particolare che riguarda questi pericolosissimi animali. Come tutti i ragni (con l'eccezione forse del ragno gigante coloniale del Perù), non ci tengono a sprecare il proprio veleno mordendo l'uomo. La produzione del veleno è molto dispendiosa dal punto di vista metabolico e un rifornimento sprecato può significare la perdita dell'opportunità di mangiare. Dato poi che il veleno si è evoluto per immobilizzare le prede, e considerato che i ragni hanno diete assai specializzate, la maggior parte dei veleni ha di solito un effetto piuttosto specifico. Il veleno di Atrax robustus è, a esempio, relativamente innocuo per la maggior parte dei mammiferi, come cani e gatti, ma per i primati (come scimmie, scimmie antropomorfe e uomo) risulta effettivamente mortale.

L'Australia è una terra in cui vivono marsupiali come i canguri e non è mai stata abitata da primati prima dell'arrivo della nostra specie dall'Asia circa 45.000 anni fa. Questo intervallo di tempo è troppo breve per aver permesso al ragno di evolvere attraverso il processo della selezione naturale un veleno specifico per l'uomo. Sembra allora che la straordinaria e terribile capacità di Atrax robustus di uccidere l'uomo sia un effetto accidentale legato alla natura delle sostanze chimiche contenute nel suo veleno, mentre il fatto che la distribuzione di questo ragno sia incentrata sulla più grande città del continente australiano sembra nient'altro che un brutto scherzo del destino.

L'enigma di Atrax robustus mi ha fatto riflettere di nuovo sull'aracnofobia. Perché molti di noi reagis

cono con una tale forza e con un terrore cosí primordiale alla vista di un ragno? Il mondo è pieno di animali ben più pericolosi come cubomeduse, pesci pietra (Synanceia verrucosa) e polpi ad anelli blu (Hapalochlaena lunulata), che, in confronto, sembrano non disturbare la maggior parte delle persone. Veri e propri killer poi, come cibi grassi, sedentarietà e sigarette, sembrano addirittura piacerci. L'uomo, con le proprie paure e passioni, si è evoluto nelle savane dell'Africa, ben lontano dal nostro attuale habitat, e in Africa sono nate le nostre fobie primordiali, come frutto di esperienze che, attraverso l'evoluzione, uccidono i più spavaldi e risparmiano, almeno qualche volta, i più timorosi.

Per Hillyard l'aracnofobia si sviluppa durante l'infanzia. I bambini piccoli di solito non hanno paura dei ragni ma presentano questa paura crescendo. Paradossalmente, da adulti, molti guariscono da questi timori. Si potrebbe allora pensare che, almeno in una certa fase della nostra storia evolutiva, i bambini morissero frequentemente per il morso di un ragno velenoso mentre giocavano in mezzo alla sabbia o al fango. Il ragno in questione, naturalmente, doveva vivere in Africa dove ci siamo evoluti. Abbiamo qualche prova dell'esistenza di una simile specie? Sorprendentemente sí. Sicarius hahnii è un ragno che si può incontrare nella parte occidentale, più arida, dell'Africa meridionale. Questa specie schiva e in qualche modo simile a un granchio si sotterra nella sabbia e sorprende le prede che si avvicinano troppo. I granelli di sabbia aderiscono al corpo di questo ragno e lo rendono naturalmente mimetico.

Analisi di laboratorio condotte sul veleno di questa specie hanno rivelato che si tatta di una sostanza straordinariamente potente capace di determinare un diffuso effetto emolitico sui vasi sanguigni e necrotico sui tessuti. Possiamo allora immaginare le famiglie dei primi uomini accampate tra queste dune di sabbia dell'Africa meridionale con i bambini che giocavano e si azzuffavano sul terreno sabbioso. I bimbi più piccoli naturalmente erano al sicuro tra le braccia delle madri, ma quelli più grandi e i giovani adolescenti potevano certamente essere morsi da questa creatura mimetica e abbiamo già visto con quale velocità un bimbo può soccombere al veleno di un ragno. L'aracnofobia può dunque essere diventata una delle fobie scatenate dagli animali più universalmente diffuse perché i nostri antenati, cercando di non essere morsi da bambini, devono aver sviluppato un'attenzione particolare nei confronti di questi artropodi a otto zampe.

 

I serpenti possono scatenare una reazione simile. In Life in Cold Blood, tuttavia, Sir David

Attenborough descrive questi animali in modo talmente straordinario e come esseri cosí signorili e nobili da convincerci a guardarli con ammirazione. Sir David, ne sono certo, deve avere una passione particolare per questi animali. Forse vi sembrerà che termini come "signorile" non siano indicati per un serpente velenoso, ma consideriamo, per esempio, i cobra. Sordi (dato che in tutti i serpenti l'orecchio esterno è regredito), quasi completamente muti e con occhi strutturalmente assai semplici, questi serpenti hanno tuttavia sviluppato un sofisticato modo per segnalare la propria presenza a noi e agli altri animali più grandi. Perché pensate che abbiano quel collo espandibile e con grandi squame colorate (il cappuccio del cobra) se non per avvertirci? Noi non siamo cibo per serpenti e un incontro tra un grande mammifero e un serpente può finir male per il serpente proprio come per noi. Questi rettili possono essere calpestati, feriti e costretti a usare un po' del loro prezioso veleno per difendersi. In breve tutti, chi morde e chi viene morso, subiscono le conseguenze negative di un morso di serpente, perciò esistono forti pressioni evolutive perché questi rettili sviluppino mezzi per avvisare i mammiferi più grandi della loro presenza e pericolosità.

Il più grande serpente velenoso del mondo è il cobra reale. Diffuso nell'Asia meridionale e orientale, può raggiungere quasi 5 metri di lunghezza e, se si sente minacciato, è in grado di rizzarsi fino a guardare un uomo in faccia, per poi distendere il cappuccio e gorgogliare minacciosamente. Questo rettile, unico caso tra i serpenti, costruisce un nido di foglie in cui depone le uova che difende da tutti gli intrusi. Perfino gli elefanti devono imparare a evitare questo rettile, dato che il cobra reale ha un veleno tanto potente da riuscire a uccidere un elefante con un morso alla proboscide. Il cobra reale può sembrare un incubo per chi ha paura dei serpenti, ma ha anche caratteristiche positive, si nutre infatti esclusivamente di altri serpenti tra cui specie velenose come altri cobra.

L'America settentrionale ospita un serpente velenoso non meno terrificante che, di nuovo, ha evoluto un modo per segnalarci la propria presenza. Il sonaglio del serpente a sonagli è costituito da resti di vecchie squame che si accumulano all'estremità della coda ogni volta che l'animale muta la pelle. Quando il serpente oscilla la coda, con circa 50 colpi al secondo, genera una vibrazione intensa e caratteristica udibile anche a 30 metri di distanza.

A parte qualche occasionale incontro, la vita dei serpenti a sonagli si svolge di solito fuori dalla nostra vista, tuttavia Sir David e i suoi colleghi hanno trascorso un tempo sufficiente tra questi animali per rivelare aspetti finora rimasti segreti. In Life in Cold Blood, Sir David descrive le riprese di un raro Crotalus horridus che andava a caccia nelle boscaglie a nord dello stato di New York,

rivelando una dimensione del tutto nuova dell'intelligenza di questi serpenti. Il serpente a sonagli è stato visto mentre «giaceva vicino a un masso sotto i cespugli. Lungo poco meno di un metro, stava arrotolato con il collo a S e il capo girato indietro e appoggiato sul corpo. Il dorso era ornato con strisce scure a zig-zag disposte con tale regolarità per tutta la lunghezza del corpo che si sarebbe pensato servissero per renderlo visibile. In realtà il serpente risultava quasi invisibile… Per filmare con pochissima luce abbiamo utilizzato una speciale videocamera elettronica equipaggiata con sensori che rispondevano a ogni movimento…

Le riprese sono state ripetute per varie notti senza registrare nulla di significativo. Il serpente che avevamo scelto stava in attesa arrotolato vicino a un ramo morto che tagliava l'immagine diagonalmente. Una notte il serpente si mise a studiare il ramo e, muovendosi, attivò la videocamera. Con il collo disteso passò la lingua biforcuta su tutta la lunghezza del ramo e poi su alcune fronde che crescevano a poca distanza… La maggior parte dei roditori segue gli stessi percorsi quando si sposta attraverso il terreno in un bosco… Il serpente si ritrasse con il collo piegato a S e il capo appoggiato sul corpo a qualche centimetro dalla metà del ramo. La videocamera si spense di nuovo.

Più tardi, il registratore si riattivò. Questa volta era un topo che si trovava all'estremità opposta del ramo morto. Si guardava intorno con aria incerta, agitando i baffi. Il serpente, a meno di trenta centimetri di distanza, rimase fermo immobile come un sasso… Apparentemente rassicurato, il topo si spostò camminando sul ramo e passando accanto al serpente. Con nostra grande sorpresa, il serpente non si mosse e il topo si allontanò. I secondi passarono. Il serpente mosse la lingua avanti e indietro e riaggiustò la posizione della testa. Era come se si fosse annotato l'esatto percorso seguito dal topo attraverso la macchia e stesse compiendo le ultime correzioni della sua traiettoria di attacco… La videocamera si spense di nuovo… Poi si riaccese ancora una volta. Un altro topo stava nell'esatta posizione del primo all'estremità del ramo. Incominciò a sua volta a spostarsi lungo il tronco e, in un lampo, il serpente lo prese… spalancando la bocca con le due zanne velenifere protese in fuori. I denti si infilzarono nel fianco del topo e nello stesso istante vennero ritratti».

Osservazioni cosí dettagliate e un grande amore per la natura rappresentano il marchio di fabbrica del lavoro di Sir David. Il suo ultimo libro, Life in Cold Blood, non si occupa soltanto di serpenti ma è uno studio sui rettili e sugli anfibi, ed è l'ultimo di una serie di progetti dedicati praticamente a tutte le forme di vita del pianeta. Sir David Attenborough ha oggi un'ottantina di anni e la natura avventurosa

e faticosa del suo lavoro suggerisce che questo possa essere l'ultimo dei suoi grandi contributi alla scoperta della natura. Dedicata ai meno apprezzati tra gli animali eterotermi ("a sangue freddo"), squamosi e striscianti, quest'ultima fatica interesserà forse un numero minore di persone rispetto ai lavori precedenti. Ma per passione pura, interesse personale e impegno possiamo ben dire che Sir David abbia lasciato il vino migliore per ultimo.

(Traduzione di Allegra Panini)


TIM FLANNERY, è direttore del South Australian Museum ed è autore de L'ultima tribù (Corbaccio, 2000). e di I signori del clima (Corbaccio, 2006).

 
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